Il suo procuratore dichiara “non ci sono le condizioni per proseguire”.
di Camilla Moncada
Si vociferava da tempo, ma l’ufficialità della rottura tra il campione forlivese e Borgo Panigale si è avverata solo ieri e a darle voce è stato il manager del pilota Simone Battistella, anticipando così un finale che probabilmente avrebbe atteso ad ufficializzarsi al termine dei due round austriaci, come previsto da mamma Ducati.
La soap-opera andava avanti da tanto, troppo tempo e probabilmente questo epilogo non rende onore nè a Dovizioso, nè tantomeno a Ducati, che in questi anni ha migliorato molto in tecnologia e prestazioni, ma che mai ha trovato il modo di programmare un florido futuro insieme ai suoi piloti.
Dovi dalla sua si è sempre prestato in maniera estremamente professionale, sia quando si è preso in carico lo sviluppo di una moto difficile, sia quando gli è stata data estrema fiducia come pilota titolare.
E’ stato al suo posto anche quando si è concretizzato l’arrivo di Jorge Lorenzo, scelto come pilota titolare nel 2016, sia per la forte volontà di Gigi Dall’Igna, sia per la smania ducatista di raggiungere in fretta traguardi straordinari, relegando Desmodovi alla qualifica di gregario dello spagnolo.
La stessa fretta con cui è stato liquidato il pilota maiorchino, che proprio dopo aver comunicato il suo addio, ha iniziato a vincere sulla rossa lasciando l’amaro in bocca per i possibili traguardi raggiungibili.
I possibili scenari per Andrea Dovizioso e Ducati.
Con questo annuncio Ducati si trova a compiere un cambio generazionale senza precedenti, dopo l’annuncio della promozione nel team ufficiale di Jack Miller, a discapito di Danilo Petrucci, il quale si accaserà in Ktm per l’anno 2021.
I “papabili” per sostituire Andrea Dovizioso sulla gp21 sono principalmente 3.
Pecco Bagnaia, che ha finalmente dimostrato di avere le carte in regola per dare fastidio ai grandi, purtroppo è convalescente per l’infortunio con la sua Ducati Pramac , che gli ha procurato una frattura alla tibia. Sarebbe un ottimo investimento per il futuro e una degna onorificenza per le ottime prestazioni dimostrate in questo avvio di stagione.
Johann Zarko : il pilota di Ducati Avintia è fresco poleman dell’ultimo gp di Brno, terminato sul podio nonostante un’ingiusta penalità , da anni è protagonista di stagioni altalenanti. Consacratosi come ottimo pilota sul giro secco nel team Yamaha tech 3, arriva da un infelice matrimonio con Ktm al team Avintia.
Molti chilometri ed esperienza per il francese che ha una corsia preferenziale con Ducati. Infine, la suggestione… Jorge Lorenzo. Il maiorchino prediletto di Gigi Dall’Igna ha lasciato molti dubbi dopo un addio infelice in rosso e quel “chissà se avessimo continuato” potrebbe essere un’occasione di riscatto dopo una stagione fallimentare in Honda, condizionata dagli infortuni e un anno da collaudatore Yamaha. Non impossibile quindi un suo ritorno, anche se la storia insegna, salvo poche eccezioni, che la minestra riscaldata non è una scelta sicura. Per Andrea, invece, le opzioni sul tavolo sono poche, vista la tardività dell’annuncio.
Potrebbe accasarsi in Aprilia nel caso la squalifica di Iannone non fosse revocata, ma ancor più suggestiva sarebbe l’opzione Ktm, che ha dimostrato di possedere i requisiti per affermarsi a breve tra i top team e che troverebbe in Dovizioso una prima guida di alto profilo, affiancato dall’attuale compagno Danilo Petrucci. La terza opzione, la più tragica a nostro avviso, sarebbe un anno sabbatico o il ritiro, ma non trovare più sullo schieramento un pilota che lascia Ducati dopo 130 GP con 13 vittorie, 39 podi e 6 pole, sfiorando il titolo Mondiale nel 2018, sarebbe una grande perdita per tutto il circus.
Ma che cosa succede a questa Motogp?
In questi anni il “motomercato” è sempre stato al centro degli equilibri dei campionati e ha visto le varie case in corsa competere per i miglior piloti e per assicurarsi una continuità.
Ne è l’esempio lampante Yamaha, che ha sempre anticipato e visto lungo le mosse per il futuro, pescando Maverick Vinales dalla suzuki e affiancandolo per qualche stagione ad un mostro sacro come Valentino Rossi, fino a farne una prima guida d’elite e un candidato al campionato del mondo. Inoltre ha nel suo team satellite due piloti di grande prospettiva, come Quartararo ( l’anno prossimo al posto di Rossi nel team ufficiale) e Franco Morbidelli in continua crescita.
Ma gli altri top team? Honda, con l’infortunio di Marc Marquez ha capito che puntare tutto su un solo pilota, per quanto eccelso, è una pessima scelta e si ritrova adesso con il fratello “normale” di Marc a sperare di racimolare qualche punto.
Ducati da anni cambia orizzonti in continuazione, destabilizzando i piloti e creando un clima difficile, dove i riders si sentono una pedina, non parte portante del progetto.
Si salvano i team minori, che godono di questi piloti liberi uscenti da grandi squadre per colmare il gap con i grandi, vedi Ktm e Aprilia.
Purtroppo, come l’avvento della tecnologia e dell’elettronica ha tolto spettacolo e umanità ad una motogp sempre più robotica, anche i team hanno cominciato a giudicare i piloti come tessere di un puzzle che compone la vittoria, perdendo considerazione in quel “cuore” che batte dentro ogni tuta in griglia.
Speriamo davvero che il vento cambi e che il pilota, col suo fattore umano composto da emozioni, istinto e sensazioni, torni di moda e scalzi dal trono questi maledetti computer!